Una foresta di alberi alti, verdi e umidi, con il muschio sulla corteccia. Uccelli che volano attorno ai fusti. Liane attorcigliate, insetti che le percorrono in lungo. In basso, felci e vegetazione folta. Questa natura si muove. Sta cambiando. Le corteccie si crepano, si seccano. Diventano nere. Qualcosa le mangia piano, le fa cristallo ligneo. Il sottobosco inaridisce. Gli alti fusti assomigliano a delle bacchette nere e lunghe, senza fogliame, senza vita. Cominciano ad aprirsi dall’alto. Si dischiudono come fiori secchi.
Un filamento luminoso, di biglie trasparenti e fiocchi cristallini scende dal cielo. Sono tanti, uno per ogni albero. Entrano dalle sommità rinsecchite dei tronchi, scendono giù fino alla radice, ricostituiscono il midollo. Lo nutrono. Sono come bave luccicanti che scendono dall’alto. Le corteccie vecchie si aprono sempre di più e accolgono quel nutrimento. Riesco a intravedere delle corteccie nuove, che all’interno si stanno formando piano. Quelle esterne, ormai nere e rigide si piegano in due, poi in tre, poi cadono al suolo, mentre un fusto ormai verde e gonfio prende il loro posto. Gli alberi rinascono. Vivono di nuovo.
Sento dei rumori fondi, bassi. Mi giro dal lato della finestra. Sembra che tirino dei mobili sul pavimento. Forse qualcuno che si fa la doccia. Dormo. Forse qualcuno che cammina nell’appartamento. Di nuovo uno strascico pesante. Mi rigiro. Fuori sembra notte. Ho l’orologio, le cinque e un quarto. Perché spostano mobili alle cinque e un quarto di mattina? Hanno perso un anello, un orecchino, un’agenda? Dormo. Niente, i mobili viaggiano su e giù nell’appartamento di sotto.
Assisto a un disastro ambientale. Ruspe e caterpillar spostano terra e movimentano altra roba, che non capisco cosa sia. È uovo. Sono gialli d’uovo sodo. Anzi, sono rossi. Penso che qualcuno potrebbe anche mangiarli, se i caterpillar non fossero così sudici. Montagne di rosso d’uovo sodo. Della consistenza della terra compatta quando ha un giusto grado di umidità. Né friabile né umida. Perfetta.
Una volta ho visto sul palco uno scrittore di gialli che nella vita fa il poliziotto. Diceva che l’incubo delle pattuglie notturne sono le chiamate per disturbo. Di solito, gente che si lamenta perché i vicini spostano mobili di notte.