Maggio 24, 2007...5:13 pm

Periodo di ferie

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Do un’occhiata al banco frigo, e mi confermo che non ne so un accidente.

Sostituisco il macellaio al banco delle carni. Non so una mazza di carni e frattaglie. Lo spiego al mio capo, ma mi dice che non c’è nessun altro che possa farlo, e io sono l’unico rimasto. Periodo di ferie. Che culo. Mi metto dietro al banco sperando che nessuno si faccia vivo. Il mio capo vestito di nero si mette davanti, come un cliente che aspetta il turno. E mi guarda, il bastardo.

Arriva un uomo giovane e mi chiede del maiale. Si piazza davanti, e aspetta che lo servi. Sorrido e mi sporgo per vedere cosa c’è nel banco, non ho idea di quale sia il maiale. Pezzi di carne rossastri in vassoi di acciaio, sembrano tutti uguali. Gli faccio cenno di dare un’occhiata a quello che c’è…

Quale preferisce?
Mi indica un vassoio con dentro del macinato. Botta di culo. Non devo neanche tagliare o disossare.

Quanto ne vuole?
Un paio d’etti. Ne metto un po’ in un vassoietto di plastica. Nero, come il direttore. Passo alla bilancia. Ci sono andato vicino, 240 grammi.

Glielo lascio?
Che paraculo. Mi viene anche bene. Cerco qualcosa per impacchettare ma non vedo carta. Cerco in fretta, il cliente mi guarda, il direttore pure. Riesco a sentire il suo sguardo. Metto sopra alla carne un quadrato di carta per alimenti, di quelli da hamburger. L’uomo ora è distratto. Metto altri due quadrati sul piano di lavoro, e ci rovescio sopra il vassoietto con il macinato. Metto un quarto quadrato sul fondo e li appiccico assieme. Lo rimetto diritto. A colpo d’occhio sembra ok.

Merda. Ho dimenticato di stampare lo scontrino. Devo ripesarla. Lo rimetto sulla bilancia, 246 grammi. Il cliente guarda l’incarto e rimane un po’ incerto. Il film si sta staccando, il tutto è un po’ osceno. Ma che cazzo, non ho altra carta, e poi non dovevo nemmeno essere qui. E non ci capisco una mazza di carni e macellai. Me lo dico da solo. Infilo il contenitore in un sacchetto di plastica, attacco all’esterno lo scontrino.

Il tipo è scocciato dalla mia maldestria, prende il sacchetto, mi guarda male, se ne va senza salutarmi. Guardo il direttore, che ricambia. Ha pure il grugno di rimprovero, e io sto facendo del mio meglio. Ho servito il cliente, sono stato gentile, e l’ho mandato a casa con la carne di maiale. Anche un po’ di più. Ma che cazzo vuole?

Mi sveglio. Forse ho davvero bisogno davvero di ferie.

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