Quella settimana d’ospedale, ricoverato con una diagnosi di trauma cranico, esalta il senso di vittimismo di Antonio. Ora non è solo lui che sa, è un’intera classe. Compagni, maestra, genitori degli altri, un’intera comunità. Un colpo di fortuna sfacciato, esser lì. Col pigiama azzurro in sintetico.
Lo hanno spinto contro una porta e gli hanno rotto il setto nasale.
Rilegge la lettera che la maestra ha obbligato tutti a scrivere. Un pensierino ciascuno. Già se li vede. Da buon secchione si guarda riga per riga quelle frasi fatte. Lara, l’immaginario erotico per i successivi vent’anni. Sandro, sgrammaticato e mezzo in dialetto. Timido e selvaggio, alto e forte, di cognome fa Druzz, il che lo definisce più di ogni altra cosa. Con lui e un paio d’altri, quando Antonio ha la casa libera perché i suoi sono al mare, organizzano delle interminabili partite a Monopoli, e delle disgustose paste col tonno e pomodoro che sanno di ossido di zinco, e che finiscono vomitate dalla finestra, dopo tutto l’alcool e le sigarette che si fanno. Il pensierino di Mattia è praticamente nullo, due parole: torna presto. Come il suo sorriso senza denti, e quelli che ha sono neri. Fuma come un turco, guida un Benelli, e se la cava abbastanza con motori, trattori e bestemmie. Le cose di base, insomma. Mario è basso e atletico, gioca superbene a pallamano e a qualsiasi altra cosa. Un anno ha vinto il titolo di campione provinciale dei 400 ostacoli. Ha corso da solo, non c’erano altri iscritti. Ma l’avrebbe vinta comunque. Bernardo invece è dinoccolato e inguardabile. Tre anni per diventare un contadino provetto a una scuola agraria. Non che l’esperienza manchi a qualcuno di loro, guidano il trattore da quando hanno sei anni. E gli incidenti sul lavoro fanno più morti del cancro.
È una lettera piena di spunti interessanti. Guarisci presto. Torna tra noi. Vaffanculo a te e al tuo naso, stronzo. Ti rispalmerei volentieri su quella porta. Antonio se la guarda e riguarda, riga per riga. La vittima perfetta.