Virgilio guida male, malissimo. Con un braccio si appoggia alla maniglia della portiera e con l’altro tiene il volante. Va via così, storto. Sandro è dietro che guarda fuori, sua madre davanti abbrancata alla borsa.
Sente arrivare un motore. È una strada di montagna, appena prima di un ponte. La moto li sorpassa da sinistra e ondeggia. Non c’è molto spazio. Quando rientra, la pedalina di sinistra sfiora, o forse tocca, la spalletta di cemento del ponte. Virgilio bestemmia forte, sterza di scatto, inchioda.
Vedono la moto volare e il guidatore superarla. Atterra di piatto sull’asfalto. Tre secondi di silenzio. Rosa scatta fuori come una molla, Sandro sta per seguirla ma suo padre gli dice di stare fermo. Guarda indietro, mette la retromarcia e si sposta di qualche metro. Giusto per precauzione. Che qualcuno non abbia a dire che la macchina è troppo vicina alla moto.
Poi scendono. Sandro non sa quanto avvinarsi. Rosa borbotta qualcosa. Virgilio dice di lasciar stare che tanto è morto. Sembra esserne sicuro, da tre metri di distanza. L’uomo rantola e sussulta ma rimane lì. È ubriaco, forse. Arrivano altre macchine dietro. Scendono tutti.
Sì, beve come una spugna e poi va in moto.