Vedo le notizie in televisione, in sala mensa, dopo aver indossato l’uniforme del museo. Tutti zitti, ormai fuori orario, con caffé e colazioni in mano, a fissare la striscia rossa BREAKING NEWS che scorre di continuo sotto l’inquadratura dell’autobus senza più tetto. Così, visti dal basso, risaltano i tubi di sostegno per i passeggeri, tutti storti, gialli sul fondo blu del cielo.
E mi rivedo ancora sopra, esattamente quaranta minuti fa, seduto al finestrino nella terzultima fila di sinistra del piano superiore. Il mio zaino marrone accovacciato tra i piedi, infilato sotto il sedile davanti. Visti ora, quei pali sghembi in TV sembrano braccia impietrite che si alzano verso l’alto, le braccia noccolose e rattrappite di una vecchia.
È il bus n.30, quello con cui sono andato a lavorare stamattina. Fermo sulla corsia di sinistra, divelto a metà, dice la televisione, probabilmente da uno zaino-bomba.