Oggi Malmö è vera come i piedi sporchi quando cammini scalzo. Per trecento giorni all’anno. Mi specchio il respiro nel fiato gelido, e le scarpe nelle pozzanghere. Sono pulite e trasparenti anche quelle.
Mi passa davanti l’autobus 100 ma non è quello che aspetto. Ferma, poi riparte. Si ferma di nuovo. C’è una testa appoggiata a un finestrino, opaco di vapore. I ricci castani schiacciati contro il vetro. Una sciarpa bianca e rossa che li abbraccia.
L’autobus riparte. È addormentata, quella testa. Dondola a ogni sussulto ma non ha la riflessività degli svegli. Dorme a Malmö.