Fahre’n'Heit

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Domani accadde

Ho avuto una collega, Maria, ed è il suo nome vero, non l’ho cambiato, che leggeva tutte le sere i giornali di due anni prima.

E tutti a fare la faccetta buffa, a prenderla un po’ in giro, e ammiccare a vicenda, e dirsi vabbè, che ci vuoi fare, in fondo è anche una brava ragazza, eccetera. Non so se io farei ancora la faccia buffa. Mi sembra, a rivalutarla un poco, la faccenda dei due anni di ritardo nella lettura dei quotidiani, un lusso, una lungimiranza che pochi si sono potuti permettere, e che i più continuano a negarsi. Sfogliare un giornale appena della settimana scorsa, fa sembrare tanto più ridicoli articoli, titoli, personaggi e tagli editoriali, quanto più erano importanti, o presentati tali, al tempo. Credo che Maria fosse, sia, ben più avanti di me nell’averlo capito ormai da un decennio.

Non ho più contatti con lei. Mi piacerebbe sapere se ancora legge i giornali del 2005. Davvero. Ho imparato da te, Maria, in questi anni, che la distanza, quella temporale più di quella spaziale, rende le cose più pulite, e forse oneste, in qualche maniera. Non soltanto più chiare, e questo si sa, ma più umane e alla nostra portata. A giorni mi viene da pensare che non ci sto più dietro, che corro e non so bene per che cosa, ecco, e allora forse la sera dovrei leggere un giornale del 2003, o del 1997, aprirlo, stenderlo ben bene, saltare le previsioni, e forse anche le pagine sportive (ma non si sa mai), e leggermi gli articoli che mi raccontano come cambia la mia vita, a che cosa vado incontro, e come faccio per tirarmi fuori dalle beghe. Salvo poi ricordarmi, mentre lo accartoccio per buttarlo nella carta, che tutte queste cose non me le ricordo mica, di averle fatte, o subite. Forse ci sono ancora dentro, allora, o forse non ci sono mai state. Vediamo domani, cosa dicevano i giornali.

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