È accucciata sul sedile, con le ginocchia rivolte verso lo schienale, e le labbra socchiuse sulla cappella.
Guardo la strada, faccio attenzione. A volte qualcosa mi sale fino al cervello, ma in fondo mi piace più l’idea del pompino mentre guido, che non il pompino stesso. Mi piace vederla così, con la gonna un po’ su per potersi accoccolare, la testa sopra le mie gambe. L’atto in sé è bello ma non da mandare in estasi. Fuori città vado comunque piano. C’è un semaforo rosso, mi fermo in colonna. Siamo in mezzo a uno slargo con case e bar. E persone in giro.
Dico a Monica di stare giù, che c’è gente. Le piace questa cosa. Anche a me.
Riparto, e la sento ripartire. Va giù con tutta la bocca, è caldissima. Si ferma. Lo tocca appena con la lingua. Lo ingoia di nuovo, di colpo. Stavolta sento, eccome. Svolto per il viale alberato che attraversa i campi fino alla collina. Mi devo fermare. Ha vinto lei.










