Ti sto scrivendo e mi viene la frase “quando io ero sposato e tu vendevi macchine”.
Mi fermo, e penso. E ora? Tu non vendi più macchine e io non sono più sposato.
Tu venditore, con la tua aria da finto rilassato in concessionaria, stravaccato addosso a una Fiat, con la cintura che sbuca dalla maglia “a ’mo di cazzo moscio” – come ti diceva Gianni, quello stronzo per cui lavoravi.
Io padre di famiglia, a cui non frega più niente della moglie e ancora qualcosa dei figli, che parto da solo e sto via un mese e cerco di convincere lei a fare lo stesso, così almeno trova qualcuno e ci lasciamo. Questo stronzo di amico tuo.
Io, che ora sono risposato, e tu, che non sopporti più le macchine.