Novembre 27, 2007...12:47 pm

Very arty

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Roddie, per gli amici.
Inglese affettato, occhio azzurro vispo, camicia bianca con colletto alzato.

Siamo fuori sul prato a mangiare qualcosa. Chi un panino, chi dei cetrioli, i più delle schifezze salate in buste di plastica. Ci scambiamo impressioni su come sta andando, e su cosa faremo dopo l’ultima mostra. Una residency di un anno è abbastanza tempo per conoscersi, a meno che non ti levi di culo per quattro mesi per andare a Berlino. Come ho fatto io. Quindi sono un po’ fuori del giro.

Roddie non mi sopporta per questo. Già non mi sopportava allo show di Natale (si chiama proprio lo show di Natale). E dopo sono anche andato via. Io provo, metodico, a farmi simpatico e affabile, ma lui annusa il puzzo che faccio e mi lascia stare dove sono.

Sono sdraiato sull’erba e chiacchiero con David, un vichingo alto e biondo, e Valerie, una signora gentile rincoglionita e piena di soldi che gira con una Saab d’epoca.

Esce lui, il direttore. Ci guarda. I suoi ragazzi. Le sue creature.

Ha in mano un calice di vino rosso barroccato e una ciotola con frutta fresca tagliata a tocchettini. Ce lo spiega proprio così. Si mette seduto e inizia a gustare. Ci guarda preso e attento dalla sua immagine che vede riflessa nei nostri sguardi.

Che classe, Roddie.

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