Fahre\’n\’Heit

Pensare, di viaggiare

Posted in shortEssays/cortiSaggi [English/Italian] by alcramer on agosto 26, 2007

Pensavo, stasera, mentre camminavo e chiacchieravo, di come e’ cambiato il mio approccio al viaggio. Se una volta avrei preso e me ne sarei andato all’istante, senza neanche sapere dove e come, senza meta, ma anche senza un’idea di viaggio che non il viaggiare in se’, ora non e’ piu’ cosi’.

E mentre camminavo, e chiacchieravo, sentivo sempre di piu’ l’esigenza di un approccio diverso, di un’idea del viaggio, di un progetto insomma, che andasse poi sviluppato col viaggio stesso. Ho bisogno di crearmi delle ragioni precise, ora, per viaggiare. Ho bisogno di capire perche’ viaggio. Non importa poi il come, quando o con chi, ma parto con un’idea da sviluppare successivamente, durante, o dopo il viaggio compiuto. E pensavo anche che forse, ecco, e’ questa la ragione che mi ha portato ad allontanarmi un poco dalla letteratura di viaggio. Perche’ molto spesso, i reporter-inviati viaggiano per poi tornare e scrivere, o pubblicare memorie e impressioni, e far sapere come e cosa c’e’, o non c’e’, in questo o quel posto, e a tutto questo io mi irrigidisco, e mi vien da pensare perche’ hanno investito tante risorse, e tempo, ed energia, e voglia di fare, e vita, insomma, per andare in un posto se poi il tutto si traduce nel raccontarcelo secondo loro.

Lo fanno per mestiere, certo. Mi va bene una cosa cosi’? No, e’ stata la risposta, forse insicera, mentre camminavo, e chiacchieravo, e piu’ ci pensavo piu’ mi era chiaro che sono cambiato, che leggo malvolentieri i resoconti di viaggio se non hanno un’idea dietro, se non c’e’ progetto, che poi puo’ anche fallire, anzi, forse e’ meglio se fallisce in fin dei conti, ma almeno si e’ instaurato un meccanismo che non e’ quello della curiosita’ o dell’ospitalita’ o dell’esotismo vicendevole, ma quello di costruzione, o distruzione anche, di una relazione piu’ sfaccettata. Perche’ se io vado in un posto a fare qualcosa, mi rapporto prima di tutto con/per quel qualcosa, e di conseguenza con/per il resto, e quello che assorbo dentro, e mi porto via, e’ un vissuto (quasi) profondo, o semplicemente piu’ sincero, e non un finto vissuto per vedere come vivono (bene o male) gli altri.

Ecco, a questo pensavo, stasera, mentre rientravo a casa. E tutto questo pensato dalla mia testa, e dal mio corpo, sempre pronti a saltare sul primo aereo o treno o autobus che parta, ho pensato, non e’ roba da poco.

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