Fahre\’n\’Heit

Very arty

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on novembre 27, 2007

Roddie, per gli amici.
Inglese affettato, occhio azzurro vispo, camicia bianca con colletto alzato.

Siamo fuori sul prato a mangiare qualcosa. Chi un panino, chi dei cetrioli, i più delle schifezze salate in buste di plastica. Ci scambiamo impressioni su come sta andando, e su cosa faremo dopo l’ultima mostra. Una residency di un anno è abbastanza tempo per conoscersi, a meno che non ti levi di culo per quattro mesi per andare a Berlino. Come ho fatto io. Quindi sono un po’ fuori del giro.

Roddie non mi sopporta per questo. Già non mi sopportava allo show di Natale (si chiama proprio lo show di Natale). E dopo sono anche andato via. Io provo, metodico, a farmi simpatico e affabile, ma lui annusa il puzzo che faccio e mi lascia stare dove sono.

Sono sdraiato sull’erba e chiacchiero con David, un vichingo alto e biondo, e Valerie, una signora gentile rincoglionita e piena di soldi che gira con una Saab d’epoca.

Esce lui, il direttore. Ci guarda. I suoi ragazzi. Le sue creature.

Ha in mano un calice di vino rosso barroccato e una ciotola con frutta fresca tagliata a tocchettini. Ce lo spiega proprio così. Si mette seduto e inizia a gustare. Ci guarda preso e attento dalla sua immagine che vede riflessa nei nostri sguardi.

Che classe, Roddie.

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Per 100

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on novembre 27, 2007

Prendo soldi da chi lavora per me. Tecnicamente sono tangenti. Io li chiamo contributi, oppure favori. Tra gente che si capisce al volo. Appuntamento alla festa latinoamericana sulla spiaggia di Viareggio. Un posto del cazzo, con tanta gente che fa finta di divertirsi e magari qualcuno che si diverte davvero. Dopo aver girovagato per un’ora, alla fine mi apposto vicino all’ingresso.

Arriva Marco. Battute, chiacchiere, risate. È un tipo a posto, forse anche buono. Tra i due, il viscido sono io. Dopo un po’ mi fa presente che ha quattromila euro in tasca e non vuole certo tenerli lì tutta la sera. Specie in un posto come quello. Ci spostiamo in un angolo, infila la mano e tira fuori un rotolo di fogli da 100. Prendo e passo nella mia tasca. Ora sono a posto. Forse anche buono.

Visiting

Posted in leForme. Racconti [Italian] by alcramer on novembre 27, 2007

«Sì, è stata qui, ti dico»

«Sì, proprio lei, la russa»

«Guarda, due coglioni come meloni. È arrivata giovedì sera, e ci siamo anche un po’ baciati, in stazione, appena arrivata, giusto per carburare, ho pensato. Te lo ricordi, di lei, cosa ti raccontavo? Niente scopate ma pompini grandiosi, perché era impegnata, mi diceva, e a me figurati cosa me ne fregava, capirai. Ecco, a quelli pensavo, quando l’ho rivista. E si è subito ammalata, la sera stessa. Un raffreddore potente, niente di che. Oh, una scena madre per 24 ore al giorno. Una drama queen, come dicono da queste parti. Con Andrew, quello con cui vivo, che non si capacitava come mi fossi tirato in casa una lagna del genere. E io nemmeno. Errore madornale, ti dico»

«Mai più e mai poi. La differenza tra essere e apparire. La sostanza e la forma. La prima notte ci siamo messi a letto, e lei era con le mutandine e basta, pure rosa, erano, e con l’altra mano l’ho abbracciata e le toccavo un capezzolo, ma niente. Si è girata, rigirata, mi ha detto che stava male, aveva mal di testa, si soffiava il naso. Insomma, malata. Di quei malati che non sopportano di essere malati. Sì, bravo, proprio come me. Vaffanculo anche a te, va. Una tristezza infinita, in fondo, perché dopo due giorni non ne potevo più, anzi, non ne potevamo più uno dell’altra, e il terzo quasi ci siamo ignorati, con lei che ieri è voluta andare in stazione, a Liverpool Street, per vedere se c’era un treno e continuare il viaggio da certi amici suoi vicino a Sheffield. Dico, a Sheffield, ma lo sai quanto ci si mette per arrivare lassù? No? Bè, un sacco di ore, e aveva un biglietto di ritorno per Parigi di quelli scontati e non cambiabili e non rimborsabili e pure delle ferrovie francesi, ma dico io, ma dove vivi, certo che non te lo cambiano. E quando eravamo lì nella hall della biglietteria, dopo aver inutilmente parlato con il tizio dietro al bancone, e io stavo aspettando che prendesse l’ovvia decisione di tornare all’appartamento, si è anche sentita debole debole, e si è dovuta sedere, e allora abbiamo preso un cab per tornare, altre tredici sterline, e alla fine, dico, alla fine, ma non poteva rimanere a letto come ha fatto i due giorni prima e cercare di curarsi per oggi, che aveva il treno alle undici, invece di rompere le palle al prossimo?»

«Ma non è mica colpa di nessuno se una si ammala, prendila con filosofia, non c’è altro da fare che dormire e prendere medicine e vaffanculo. No, lagna continua, e perché, e come mai, e come faccio, e guarda fuori, è così bel tempo, e per una volta che vengo a Londra, con quello che costa il biglietto, e ho mal di testa, e mi servono gli antibiotici così mi passa subito (antibiotici? per quelli ti serve la ricetta del medico, e non te li prescrive se non sei già malata con una febbre da cavallo da una settimana), e non posso stare chiusa dentro tutto il giorno, e devo andare, ora magari telefono, hai Internet? allora vado in Internet, ecco, chiamo i miei amici, vedo che treni ci sono, magari ce n’è uno tra un po’, bla bla bla. Tutta una cosa del genere. Quattro giorni, amico caro, quattro giorni di seguito. Non finivano più. Meno male che non avevo preso ferie dal lavoro, che lo volevo quasi fare, e inoltre avevo anche una function venerdì al museo, e dovevo lavorare per quella, e poi il mio colloquio per lunedì, e mi sono preparato leggendomi una montagna di pagine, anche più di quello che dovevo, sennò era da spararsi, garantito. E meno male che se n’è andata. Ecco, cazzo. Ora esco e prendo il bus»

«Il colloquio? In vacca, pure quello. Ciao»

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Posto fisso

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on novembre 27, 2007

Il portone dove lavora suo zio è sempre aperto. È una sede dell’Enaip o qualcosa del genere. Entriamo e andiamo su.

All’Enaip non ci va mai nessuno, e mi pare uno di quei posti da imboscati. Perfetto per un posto fisso, e per qualcos’altro. Ci fermiamo sul giroscale tra il secondo e il terzo piano. Mi fermo su uno scalino d’angolo, e lei ne scende uno. Mi guarda negli occhi. Non è convinta. Le dico solo un po’. È sempre solo un po’.

Mi tira giù la cerniera, piano. Le sposto i capelli, per vedere le labbra che si allargano intorno alla cappella. Guardo le guance che tirano e si infossano. Mi appoggio al muro. Un pompino sul giroscale, solo un po’. A lei sembra non faccia né caldo né freddo. Infatti si stacca e mi dice che non le va. Peccato dico io. Peccato un cazzo dice lei.

E andiamo da suo zio.

La meglio gioventù

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on novembre 26, 2007

Ti sto scrivendo e mi viene la frase “quando io ero sposato e tu vendevi macchine”.
Mi fermo, e penso. E ora? Tu non vendi più macchine e io non sono più sposato.

Tu venditore, con la tua aria da finto rilassato in concessionaria, stravaccato addosso a una Fiat, con la cintura che sbuca dalla maglia “a ’mo di cazzo moscio” – come ti diceva Gianni, quello stronzo per cui lavoravi.

Io padre di famiglia, a cui non frega più niente della moglie e ancora qualcosa dei figli, che parto da solo e sto via un mese e cerco di convincere lei a fare lo stesso, così almeno trova qualcuno e ci lasciamo. Questo stronzo di amico tuo.

Io, che ora sono risposato, e tu, che non sopporti più le macchine.

Indecisi

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on novembre 26, 2007

Guardiamo Sex and the City sul lettone. Stine si alza per farsi un té. Susanne ed io la seguiamo con lo sguardo e non riusciamo a decidere se ne vogliamo uno anche noi. Eterna generazione di indecisi, direbbe mia madre.

L’episodio finisce ma nessuno capisce come. Sembra che abbiano lasciato fuori un pezzo. Non ha molto senso, così. Susanne si ricorda che il tizio di prima, quello dell’sms per il quale ci ha chiesto consigli, se scrivere, o non scrivere, o aspettare, eccetera, non ha risposto. Io penso che non risponderà, e glielo dico. È una di quelle cose per tenere sulle spine qualcuno. Stine e Susanne annuiscono complici, ma faccio notare che stavolta si trovano dall’altra parte. Non è che la cosa le sconvolga, anzi.

La mattina dopo entrano nella mia stanza e mi trovano addormentato a pancia sotto.
Mi svegliano. Mi tiro su, e vado dritto in cucina a farmi il caffé. Alla faccia di mia madre.

Coraggio…

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on novembre 26, 2007

Sono in fila al bancone della polizia di frontiera.

Due persone avanti, c’è quello che sembra un’autista di autobus. Non so perché, forse dai vestiti, o perché sembra avere in mano un sacco di documenti. Quando tocca a lui, passa dalla finestrella un passaporto. Il funzionario lo prende di malavoglia, lo apre e ne tira fuori due banconote che mette sotto il bancone con aria scocciata.

Una gran seccatura, questi tizi che chiedono favori.

Continua a guardare e timbrare passaporti aspettando la fine del turno.

Cena fuori

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on novembre 26, 2007

È accucciata sul sedile, con le ginocchia rivolte verso lo schienale, e le labbra socchiuse sulla cappella.

Guardo la strada, faccio attenzione. A volte qualcosa mi sale fino al cervello, ma in fondo mi piace più l’idea del pompino mentre guido, che non il pompino stesso. Mi piace vederla così, con la gonna un po’ su per potersi accoccolare, la testa sopra le mie gambe. L’atto in sé è bello ma non da mandare in estasi. Fuori città vado comunque piano. C’è un semaforo rosso, mi fermo in colonna. Siamo in mezzo a uno slargo con case e bar. E persone in giro.

Dico a Monica di stare giù, che c’è gente. Le piace questa cosa. Anche a me.

Riparto, e la sento ripartire. Va giù con tutta la bocca, è caldissima. Si ferma. Lo tocca appena con la lingua. Lo ingoia di nuovo, di colpo. Stavolta sento, eccome. Svolto per il viale alberato che attraversa i campi fino alla collina. Mi devo fermare. Ha vinto lei.

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L’economia dell’esperienza

Posted in leForme. Racconti [Italian] by alcramer on novembre 26, 2007

Entrò in classe deciso, sembrava avere qualcosa per la testa. Si aggiustò gli occhiali sul faccione tozzo, prese posto in cattedra, calando la propria mole nella sedia come meglio poteva, e attaccò con un mezzo sorriso.

– Prima di iniziare, ragazzi, c’è una cosa; ne ho parlato col preside, che è d’accordo; visto che parliamo sempre di agricoltura, ma siamo inchiodati qui, volevo proporvi un’occasione per conoscere il territorio. Se siete interessati, ovviamente.

Noi dritti con le orecchie tese. Cosa avrà mai da proporre il buon Ermanno Placido, professore di estimo e agraria a Geometri, da richiedere l’approvazione del preside?

– Ecco, visto che è stagione, ho pensato di fare un’esperienza di vendemmia, per un giorno. Conosco un’azienda agricola appena sotto Rovereto, hanno dei campi dove stanno vendemmiando ora. Potremmo partire la mattina e tornare il pomeriggio. Un’esperienza pratica, non solo a guardare. Anzi, vi inviterei a vendemmiare proprio, specialmente se non l’avete mai fatto.

Suonava bene. Se abiti in Trentino, che cos’è una vendemmia lo sai per forza. Comunque, ci sono tanti di noi che abitano in città, discutevamo durante l’intervallo, valutando la proposta; e anzi, i più di noi magari non l’hanno mai fatta. Ma sì, andiamo, saltiamo un giorno, che non è poi male. Specialmente se è bel tempo.
Il professor Placido vide accogliere entusiasticamente la proposta di ‘esperienza formativa’, come la chiamò. La lezione successiva comunicò i dettagli della faccenda, sempre deciso e mezzo sorridente. Sapeva cosa faceva, quando ci si metteva.

Prendemmo il treno un martedì mattina, dalla stazione di Trento, con un biglietto collettivo. L’interregionale Trento-Verona, che allora si chiamava locale e fermava in tutte le stazioni, compresa quella di Ala, dove aveva sede l’azienda agricola. Fuori della stazione si prese a sinistra, e si camminò per un bel pezzo lungo la ferrovia, fino a quando la strada non svoltava e passava sotto. Da lì in poi, il professor Placido ci guidò per i meandri di stradine di campagna, come un cane pastore con il gregge, tra vigne, meli, strade sterrate o d’erba con solo le strisciate delle ruote dei trattori. Era tutto verde intenso, in una gamma di gradazioni diverse, dal pastello al petrolio passando per il verderame. Infilammo infine una stradina dietro un capanno degli attrezzi, e si arrivò al vigneto, dopo buoni venti minuti. Ad aspettarci c’era Lorenzo, un ragazzo della nostra età; guidava il trattore con dietro il rimorchio, dov’era sistemata la vasca per l’uva. Era solo. Divisi in tre gruppi, con imbuti, forbici, contenitori di plastica rossi e azzurri, attaccammo di buona lena. C’eravamo portati panini e bibite, una raccomandazione del professore.
Eravamo in ventisei. Finimmo di vendemmiare i sei filari di Marzemino a pergola semplice, lunghi un centinaio di metri ciascuno, intorno alle cinque di pomeriggio. Una maratona. Il treno di ritorno era alle 18:52, e allora si decise di prenderla un po’ comoda. Bighellonando, tirandoci gli ultimi grappoli rachitici rimasti appesi, fumando, tirando a indovinare sulla proprietà del campo.

Luigi, il proprietario, arrivò mentre stavamo per andar via. Il cognome non lo disse. Ma bastava guardarlo. Era corpulento, i modi spicci, il faccione tozzo con gli occhiali stile mutua. Proprio uguali a quelli del professore.

Summer of Love

Posted in Spaces. Short verses [English/Italian] by alcramer on novembre 11, 2007

A Tibetan mantra they asked me
Calling the Buddha
I see

Yesterday eve actually
In a theatre
Heard a Sanskrit techno-mantra
Played by a folk band
Of Austrian musicians
Singing in Kurdish

Not kidding
It’s all true
Ok I start from the beginning

It’s a presentation
They told me
We’re going to screen some video
Come on it’s Friday after all
Ok I thought
Never been to Hall im Tyrol

So off we went
With laptop external hardies and cables
They told me actually it’s also a birthday
A woman forty years old
Just like me in a month I thought
Will I throw a party too
Or am I too lazy
The place was well hidden
Behind warehouses
Was a theatre really nice
Guest list
Free bar
No asking
A Caipirinha as soon as I stepped in

A summer of love theme party
For her birthday
Not a presentation

Turned to my friends asked why didn’t you tell me
They took off their jackets
Hawaiian shirt him and optical dress her
So they knew
Doesn’t really matter does it
There were DJs and
Yes
Video screening

I sms-ed my friend Linda
Linda-In-London that is
Saying hey you’ll never guess where I am
A summer of love party close to Innsbruck
Improbable shirts and trousers
Printed flowers everywhere
And among the hippies
Sadomasochists Mafia guys and Schützen
Don’t really get it but anyway

She replied from Devon countryside
Enjoying autumn colours
Thought she was sick
Never expected from her

Just recovering she said

Meanwhile a tattooed biker and a whore
Joined the crowd
Bizarre summer of love indeed
Even a Roman emperor
Bit challenging I’d say

The video presentation was running
Not my friends’ another one
Tell you what
Lee Harvey Oswald
Undisputed Truth
Climate change
Old Danish sitcom Anke Billy fra New York

I’d also had
Russ Meyer
Magnum PI
Space 1999

They continued with
Old ice-skating
Military North Korean music band
Planet of the ape
A TV talk show

And finally my friends
Bruce Lee

Perfect visual mantra

At the ‘n’ Caipirinha
Saw a Vietnam veteran
At least the right time frame I thought

Was fun come on
On my way out
After bumping into a psychologist
And a physician
Very good at dancing unlike me

An old chap in leather
Was calling the Buddha
He turned his back
It had written
The Tyrol Experience.

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