Fahre\’n\’Heit

Cuore sportivo

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on dicembre 28, 2007

Glielo presenta come Mirko, con la kappa. Ha un’Alfasud beige. Un tipo magro, sorridente, attivo, di quelli che piacciono molto alle donne e poco agli uomini. Men che meno agli uomini di quelle donne. È arrivato alla casetta di montagna nel primo pomeriggio. Matteo s’è ammoscato subito di tutto. Sua sorella Laura è carina, capelli scuri, gambotte robuste, punto di vita stretto. Sta un po’ gobba per via della scoliosi, ha portato per anni il busto correttivo.

Quella volta niente busto. È  estate e nella casetta di famiglia ci sono loro due e basta per qualche giorno. I patti sono questi: è sua sorella, punto. È suo fratello, a capo. Mica l’hanno scelto loro. Mirko parcheggia il bolide sul prato davanti, è tutto un gran sorrisi e battute. Sembra anche simpatico, e probabilmente lo è davvero. Alla sera, dopocena, fa vincere Matteo a carte. Va pure a comprare il gelato, il paraculo.

Lo spediscono nel lettone dei genitori. Loro chiacchierano in cucina, poi aprono la porta e si assicurano. Eccome se dorme. La camera grande è separata dalla cameretta, dove di solito dormono loro due, da una tenda sbiadita a fiorellini. Mirko e Laura si levano i vestiti, si infilano nel letto a castello dai tubi arancio e scopano. Almeno gli sembra. Si immagina di sì. È contento di aver intuito con largo anticipo la faccenda. Si addormenta per davvero.

Un paio di volte escono da dietro la tenda, aprono la porta che dà sulla cucina, sgusciano fuori veloci per sciacquarsi. “Ti immagini se adesso tuo fratello si svegliasse?”

Tu, pilota di Alfasud. Alfisti si nasce, e si resta.

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Cena fuori

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on novembre 26, 2007

È accucciata sul sedile, con le ginocchia rivolte verso lo schienale, e le labbra socchiuse sulla cappella.

Guardo la strada, faccio attenzione. A volte qualcosa mi sale fino al cervello, ma in fondo mi piace più l’idea del pompino mentre guido, che non il pompino stesso. Mi piace vederla così, con la gonna un po’ su per potersi accoccolare, la testa sopra le mie gambe. L’atto in sé è bello ma non da mandare in estasi. Fuori città vado comunque piano. C’è un semaforo rosso, mi fermo in colonna. Siamo in mezzo a uno slargo con case e bar. E persone in giro.

Dico a Monica di stare giù, che c’è gente. Le piace questa cosa. Anche a me.

Riparto, e la sento ripartire. Va giù con tutta la bocca, è caldissima. Si ferma. Lo tocca appena con la lingua. Lo ingoia di nuovo, di colpo. Stavolta sento, eccome. Svolto per il viale alberato che attraversa i campi fino alla collina. Mi devo fermare. Ha vinto lei.

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Exotic and Erotic

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on giugno 2, 2007

Il carabiniere sparisce dietro una porta, poi torna e dice che ha chiamato un’interprete. Possiamo aspettare lì, se vogliamo. Il consolato italiano di Sofia è una villetta nobiliare a ridosso di una delle piazze principali. L’abbiamo scorto per caso nel pomeriggio, girando a zonzo, prima di tornare dal ristorante e scoprire che la macchina l’avevano fregata per davvero.

Ce l’han fottuta stavolta, sai?

Sì, lo so. Ne sono sicuro, anche se non lo dico. È già successo di non trovarla, a Budapest, ma lì mancava tutta la fila e abbiamo subito pensato ai vigili, o alla polizia. Mentre ora c’è proprio il buco. Posteggio vuoto, solo il nostro.

Arriva l’interprete, una donna di cinquant’anni e una sorella in Italia, a Verona. Per questo parla italiano. Ci raccatta e ci porta all’ufficio di polizia per fare la denuncia. Lì ci raccontano delle bande car-spotting al confine con l’Ungheria. Di automobili che vengono tenute d’occhio anche per giorni, fino a quando non capita l’occasione giusta. Di officine che le smontano in tre ore, e di autisti che le portano aldilà del confine in meno di una. Boh. Alla fine paghiamo l’interprete, ci scambiano i numeri di telefono che non si sa mai, usciamo e ci sediamo in un fast-food.

Sempre più esotico. Decidiamo di continuare.

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