Fahre\’n\’Heit

Posto fisso

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on novembre 27, 2007

Il portone dove lavora suo zio è sempre aperto. È una sede dell’Enaip o qualcosa del genere. Entriamo e andiamo su.

All’Enaip non ci va mai nessuno, e mi pare uno di quei posti da imboscati. Perfetto per un posto fisso, e per qualcos’altro. Ci fermiamo sul giroscale tra il secondo e il terzo piano. Mi fermo su uno scalino d’angolo, e lei ne scende uno. Mi guarda negli occhi. Non è convinta. Le dico solo un po’. È sempre solo un po’.

Mi tira giù la cerniera, piano. Le sposto i capelli, per vedere le labbra che si allargano intorno alla cappella. Guardo le guance che tirano e si infossano. Mi appoggio al muro. Un pompino sul giroscale, solo un po’. A lei sembra non faccia né caldo né freddo. Infatti si stacca e mi dice che non le va. Peccato dico io. Peccato un cazzo dice lei.

E andiamo da suo zio.

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Macho

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on giugno 2, 2007

Decidono di partire nel pomeriggio e dormire lassù. Uno del gruppo ha le chiavi di un rifugio in montagna, sulla catena del Brenta. Livio già immagina la notte di sesso. Lorenza non immagina, organizza, la gita è opera sua e di suo fratello. Lei è più grande di Livio di due anni, e hanno capito da un pezzo che vorrebbero farsi. Lo possono odorare ogni volta che si vedeno e si salutano. A Livio piace la sua maniera di toccare leggermente con le mani mentre parla.

Arrivano in quota, fanno dei giri, e durante uno di quelli, restando indietro rispetto al gruppo, si baciano, lingua in bocca, poi il collo, i lobi delle orecchie. Lorenza gli struscia la mano forte sulla patta, il cazzo di Livio non sta più dentro, quasi. La sera si infilano a letto insieme, anche se sono in camerata con gli altri. Lorenza aspetta che sia lui a partire. Spavalda, ma non fino a quel punto. Ho fatto anche troppo, pensa. Livio non sa da che parte iniziare, aspetta che lei glielo prenda in bocca, che gli faccia un pompino favoloso, sotto le coperte, come quelli dei film. Si dice tra sé, chissà com’è venirle in bocca. Ma non succede niente. Le tocca l’inguine, prima con un dito poi con due, sente il caldo e umido delle labbra, e tira indietro la mano, scottato. Non è mai andato più in là dei porno. Aspetta che sia lei a guidarlo, ma Lorenza non lo fa. Non succede altro. Allora Livio si butta, esperimenta, come ha visto fare e ha sentito raccontare, la chiama puttana. La formazione sui giornaletti porno a qualcosa è servita. Lorenza lo guarda dritto negli occhi, impietosita, e si gira dall’altra parte. Fine dell’avventura.

La mattina tutti danno per scontato che abbiano scopato, e Livio più di loro. All’inizia nega, poi Alfio presenta come prova inoppugnabile il fatto che ha infilato ben due preservativi, uno sopra l’altro. A quel punto li lascia credere, fratello di Lorenza compreso, che vada a fare in culo pure lui. La cosa è già stata decisa, e in fondo, a Livio va bene così. A Lorenza, questo non lo sa.

Ritorna dal viaggio sverginato. Poi passano altri due anni prima che riesca a scopare.

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