Fahre\’n\’Heit

Moby Dick

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on febbraio 6, 2008

Nel ventre della balena bianca. La gente col tempo prende le connotazioni fisiche del posto dove vive. Si dice che i carrarini siano di poche parole. Duri di una durezza antica e bianca come la pietra che li circonda. Veri come le mani callose dei pescatori di Melville.

Una volta sono stato alle cave. Ti spingi su, e le strade diventano mano a mano bianche e strette, e scorrono a fianco di lastroni ancora da tagliare. In certe giornate puoi sentire le navi del porto e la salsedine nell’aria. Ti ritrovi a strapiombio su gironi danteschi, in fondo al quale brulicano uomini-formica e macchine piccolissime. Erodono la montagna bianca dentro e scura fuori. Ci riescono. Qualche formica muore, ma vanno avanti.

Quando trovano una vena ordinano i macchinari a pezzi, e li calano nel ventre della montagna con gru costruite sul posto. Poi scendono i tecnici, i cavatori, la manovalanza, e ricostruiscono le macchine pezzo per pezzo. Le usano lì sotto, nelle budella bianche di quelle alpi sul mare. Caricano i camion che s’impennano per il peso come cavalli bizzosi. Consegnano la materia al mare. Una volta esaurita la vena, e ci possono mettere degli anni, lasciano tutto là, macchine e macchinari. Costa troppo smontarle, assemblare delle gru, ritirarle fuori per poi calarle da qualche altra parte.
Una specie di tributo economico pagato alla natura, che non sa che farsene.

A volte penso a tutti quei macchinari là sotto. Tagliatrici, cavalletti, tiracavi, carrelli, ruspe. Lasciati a dormire per l’eternità. Ricoperti di polvere di marmo bianco, marmo loro stessi, nel mezzo di antri vuoti dove una volta c’era pietra.

Tra diecimila anni li troveranno. Tributi, penseranno, ma per quale Dio?

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Marmo

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on agosto 4, 2007

La porta del mio appartamento scivola silenziosa sul marmo grigio. Il pianerottolo delle scale al quinto piano ha una cosa orrenda attaccata al muro, una struttura reticolare di ferro a cui sono attaccate delle figure geometriche in lamiera e legno. Non mi sono mai avvicinato più di tanto alle opere d’arte.

Si apre uno squarcio sul vuoto. Inaspettato come la grandine di pomeriggio.

La porta spalancata dell’appartamento di fronte. Dentro è tutto vuoto. Non ho mai pensato che potesse essere vuoto. Anni fa, in un’altra città, morì il vicino di pianerottolo, e non ce ne accorgemmo fino a quando non si vide il viavai sulle scale. I parenti in visita, la porta lasciata aperta. Affiora adesso lo stesso disagio.

Non so chi ci abitava e non so chi verrà. Vedo il salone d’ingresso col legno in terra, e le pareti del corridoio. Sento le voci dell’agente immobiliare che spiega. Chiudo e scendo le scale. Sono di marmo.

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