Fahre\’n\’Heit

Tre parole

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on agosto 4, 2007

Non parla.

A scuola dicevano che quando era incazzato stava zitto. Forse è vero, allora. Mi dice che gli sembrano tutti tafani liberi aldiquà del vetro, vestiti da Vogue. Allora Claudio mette il muso mentre gira per le parti chic della città. È una reazione incontrollata, pensa, non posso farci niente, ma lo realizza sempre e solo dopo.

Tiene suo figlio in braccio mentre cammina. Ha tre settimane, e gli piace essere steso di schiena sull’avambraccio di suo padre, con una mano a reggergli la testa. Guardano tutti il bimbo, e a Claudio gli si cuce addosso una faccia da disadattato sociale.

Vorrei essere un agente di commercio, mi ha detto ieri sera quando l’ho visto a casa sua. Poter definire la mia posizione in tre parole. Agente. Di. Commercio. Poi magari aggiungere ‘Utet’ o ‘San Carlo’. Libri. Patatine. Qualsiasi cosa riconoscibile. Fa le prove quando vede maschi curati sui trenta entrare e uscire da bar e negozi, in quelle strade piene di gente. Si guarda nei loro vestiti. Pensa che non è poi male.

Fa il numero dell’agenzia dove ha portato il curriculum, e dice che è interessato alla posizione. Gli passano il tizio del colloquio. Gli faranno sapere quando hanno valutato tutti i candidati.

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Guest House

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on giugno 7, 2007

All’alba, e per quattro volte durante il giorno, il muezzin intona la preghiera. Anthony, che è in stanza con me, si sveglia inesorabilmente alla prima. Anche Richard, Christopher e qualcun altro. Io non sento nulla, me lo raccontano. Si vede che dormo sodo. Mentre scrivo sto ascoltando la preghiera per la prima volta dal vivo. In effetti è molto forte e bella.

Carver diceva che è importante riservarsi il tempo per scrivere, anche solo mezz’ora al giorno, e anche se non si riesce a scrivere niente. È il tuo tempo. Una forma di disciplina che unisce spirito e materia, come la preghiera all’alba. Come fare gli esercizi la mattina. Ecco, questa è una cosa che mi fa stare bene, e sono contento di averla iniziata. Mi serve per partire col piede giusto. Riesco a farli anche qui nella stanzetta della guest house, e per fortuna anche Anthony si esercita regolarmente, così non mi sento in imbarazzo. Sembra la stanza di due fanatici: capelli rasati, flessioni e addominali tutte le mattine.

Torno a leggere. Fuori dalla finestra c’è una soap in televisione con tutte le espressioni di circostanza in turco. Qualche inserimento di musica mediterranea, greca, italiana, spagnola. Le parole scorrono come onde che sbattono sulla spiaggia. Non capisco nulla.

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