Fahre\’n\’Heit

Una mattinata di quelle

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on dicembre 2, 2007

Non si decide. Deve scuotersi e dire che deve andare, che ha un appuntamento, che non può cazzeggiare tutto il giorno. Lo vorrebbe fare, ma non lo fa. In fondo sa che può permettersi qualche caduta con Andrea, il suo capo.
Si decide e accende il telefono, mettendo in moto l’inevitabile. Chiama l’ufficio, risponde proprio lui, l’orco.

– Ma dove cazzo sei?

– Sto arrivando

– Stai arrivando!? Ma qui c’è uno che ti aspetta dalle nove… ma ti è andato in pappa il cervello?

Ha ritardato l’impatto con quella voce cavernosa. Appuntamento alle nove e mezza col geometra che viene da Bologna. O era alle nove? Ora sono le dieci, ed è ancora mezzo nudo. Sdraiata di là sul letto con addosso una specie di canottiera di pizzo, c’è Hannah. Non le piace mostrare il seno a nessuno. Dice che è rovinato perché ha allattato due figli. A lui sembra solo un po’ molle. Non è che siano esausti dopo una notte di sesso. Bruno non usa preservativi e lei sì, e non hanno fatto altro che baciarsi e strofinarsi, e si sono risvegliati, e a quel punto si sono concessi qualcosa. Glielo ha preso in mano, ha iniziato a menarlo, poi s’è avvicinata con la bocca, senza che Bruno chiedesse nulla. Gli ha anche detto che non era molto esperta. Un pompino interrotto e ripreso più volte, e alla fine mal riuscito. È tutto quel che c’è. Abbracciati insoddisfatti e insofferenti, e se non usi preservativo sei un po’ coglione, non ti sembra? Alle otto e mezza non si è alzato, alle nove ha detto che sì, avrebbe un orario ma è flessibile, e dopo un po’ si è messo ad accarezzarla di nuovo.

Chiama, risponde agli sbeceri inferociti di Andrea, dice che è per strada e torna di là. Guarda Hannah, che a pancia in giù chiede se è tutto a posto.

– Devo andare perché sono proprio incazzati. Lascio la chiave, ci vediamo stasera.

Lei è qui per una conferenza, due giorni e una notte, appena passata. Era nell’aria da tempo, da quando si erano conosciuti durante l’università, e lei era qui in Erasmus, ma non era mai stato il tempo giusto. Ora che è successo non sa cosa pensare, e gli sembra neanche lei. Arriva in ufficio, va dritto nella stanza di Andrea, tra gli sguardi ironici degli altri. Stavolta non rimanda. Si prende dell’emerito coglione, uno che non pensa. Gli dice poi ti spiego.

– Sarà meglio per te.

I due colleghi sorridono un po’ sornioni un po’ strafottenti. Va alla scrivania. Il geometra è lì, inerte, preciso. Squadrato, funzionale. Camicia bianca a righine rosa, cravatta blu. Bruno si scusa, blatera qualcosa sulla macchina e su una mattinata di quelle. Rassegnato, ha capito che ha capito, e gli chiede se vuole un caffé. Poi passa ad illustrare il progetto.

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