Fahre\’n\’Heit

Da qui

Posted in Spaces. Short verses [English/Italian] by alcramer on giugno 2, 2010

da qui napoli mi appare come uno se la immagina

lasciano ancora le porte aperte
specialmente nei quartieri spagnoli
e uno puo’ vedere dentro le cucine e i salotti
e vanno in giro sempre in due sul motorino
e senza casco
e continuano a suonare il clacson
perche’ non si fermano agli incroci
ma avvisano
e poi dicono che succedono gli incidenti
e ci sono un sacco di spazzini
con camioncini piccoli
per entrare nei vicoli
ma l’immondizia per strada
non scompare mai
e ci sono un sacco di negozi
di scarpe e abbigliamento
per questo sono tutti ben vestiti
e giocano tutti a calcio
anche le ragazze
sara’ perche’ e’ l’estate dei mondiali
e non e’ pericoloso come si dice
finche’ non ti succede qualcosa
e dopo cambi idea
ma comunque
lasciano ancora le porte aperte
che da altre parti non succede.

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Demetrio

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on agosto 4, 2007

Seduto sullo sgabello di legno e cuoio, guardo mia madre accucciata che, con una smorfia, mi spinge una scarpa nel piede. Mi alzo e faccio qualche passo, attento a non pestare l’asfalto. So bene che se esco dal cartone le scarpe non sono più nuove, e non si possono più cambiare. Giro intorno a Demetrio, e mi risiedo. Le scarpe del Demetrio sono un’istituzione di famiglia. Le compriamo lì da anni, alla sua bancarella d’angolo nella piazza, i lunedì di mercato. Un omone massiccio, dalle labbra carnose. Suo figlio è come lui, le due figlie solo leggermente più aggraziate. Vengono dal veronese.

Mia madre ha una fiducia incondizionata nelle sue scarpe, e le raccomanda anche a parenti e conoscenti. A pensarci è inusuale, lei, che odia terroni e vagabondi, che raccomanda gli ambulanti. I lunedì mattina d’estate vado anch’io in piazza della chiesa, e mi fermo dal Demetrio. Sembra un accampamento indiano, con quella tenda color crema tirata a mo’ di tetto e il pavimento foderato di cartoni.

Mi viene in mente la smorfia di mia madre. Digrignava i denti.

Solo per oggi

Posted in microStorie [Italian] by alcramer on maggio 24, 2007

Solo per oggi, gli ha chiesto. Guida un furgone a noleggio di una compagnia che si chiama, tradotto, “affitta un cadavere”. Scatoloni, mobili a pezzi, scatole di scarpe e borse, specchi e computer, piante e letto (di quelli tutt’uno col materasso, e pesa come il piombo). Portato giù, caricato alla bell’emmeglio, scaricato, portato su. Moltiplicato tre volte. E poi il cadavere da riportare, e il tragitto di ritorno verso casa. Senza lei, che non abita più qui.

Lars mentre guida prova a contare i suoi traslochi. Arriva a ventiquattro. Il primo vent’anni fa. Più di uno all’anno. L’ultimo due mesi fa. Senza contare quelli degli amici, almeno altrettanti.

Quando ti muovi non ti porti tutto, pensa. Gli oggetti sono più semplici da lasciare indietro. Smetti di usarli perché non li hai, e non ci pensi più. Moto, televisori, quadri, stereo, disegni, stoviglie, servizi di piatti, panche per addominali, album di francobolli, pentole, piante, scarpe, taglieri, lavatrici, forni a microonde, mobili per cucina, letti, caffettiere, libri, film in cassetta, frigoriferi, lettori dvd, soprammobili, collezioni di elefanti, rasoi elettrici, vestiti, faretti, scrivanie, cassette degli attrezzi, plafoniere, pesi, orologi, racchette da tennis, occhiali da sole e da vista, sci, lettere, palloni da basket, album di fotografie, cd e dischi, biciclette, caschi, stufette elettriche, documenti fiscali, automobili, librerie, catenine d’oro. A tutte queste cose corrispondevano familiari, sconosciuti, compagni di vita, colleghi. Ventiquattro traslochi.

Forse un trasloco non è solo un mezzo per fare pulizia di quello che si accumula, ma la ragione stessa dell’accumulo. Si mette via roba perché prima o poi si farà pulizia. Funzionera così, si chiede, mentre consegna il furgone. Si vivono situazioni un po’ estreme tanto si risolveranno in una maniera o l’altra. A volte i traslochi non li decidiamo, sono quelli a decidere noi.

E così oggi, e solo per oggi, ha finito da un’ora. Con i cadaveri ambulanti, e fattorini improvvisati. Con i preavvisi dei contratti, le bollette arretrate da pagare, i conti telefonici scordati, il cibo nel frigo che non è di nessuno, e ammuffisce. E con lei, e le sue nuove scale, i suoi nuovi ascensori, le sue porte strette per mobili larghi. I suoi nuovi interrutori della luce che alla prima sera non funzionano mai. E non trova neanche le candele.

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